domenica 6 giugno 2021

L'Orto Botanico di Catania - Hortus Botanicus Catinensis Gymnasii



Con l'occasione delle Giornate FAI di primavera abbiamo finalmente ricominciato le nostre uscite. 
Oggi vi portiamo a scoprire l'Orto Botanico di Catania.



L'Orto botanico di Catania è un giardino botanico diretto dal Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali dell'Università di Catania. 


L'ingresso si affaccia sulla via Etnea, la storica e principale arteria viaria della città di Catania, progettata secondo un'ideale linea retta che unisce la montagna e il mare. 


La fondazione dell'Orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne, dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo. 



Alla realizzazione collaborarono sia il futuro rettore Carlo Gemmellaro sia Lorenzo Maddem al quale, dal 1845, vennero affidate le questioni tecniche. L'orto botanico universitario, su progetto dell'architetto Mario Di Stefano, venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali.



L'area è suddivisa in Hortus Generalis (13.000 m²), caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, e in Hortus Siculus (3000 m²), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.


L'Hortus Generalis, in stile formale o all'italiana, è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio. La regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.





L'edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall'architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. 



Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. 



Nell'Hortus Generalis si possono, inoltre, ammirare la ricca collezione di palme e l'affascinante settore delle piante succulente. 



Il Tepidarium (grande serra) custodisce oggi oltre 160 specie vegetali tra piante ornamentali e di interesse alimentare come quella del caffè e della papaia. 





Pianta del caffè



La vasca centrale ospita le delicate ninfee. La grande serra, voluta dallo stesso Tornabene, fu realizzata in ferro e cristallo ad imitazione della Serra Carolina dell'orto botanico di Palermo. 



All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, quest'ultima venne demolita (1958) a causa dei forti danni subiti durante i bombardamenti. E' stata recentemente ricostruita, con la medesima struttura architettonica dell'originaria, e inaugurata nel 2008.



L'Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell'isola, rappresenta un'oasi di tutela e di conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. 



In una delle vasche circolari abbiamo ammirato una fantastica coltivazione di Loto che proprio oggi mostrava un fiore in tutto il suo splendore.


Nelle zone umide non potevano di certo mancare le zanzare con le loro fastidiose punture, Maria Luisa ha così potuto sperimentare le proprietà lenitive dell'Aloe Vera.


Proprio durante la nostra visita l'inviato del TGR Sicilia Duilio Calarco intervistava il direttore per un servizio del TG che potete vedere al link https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/06/sic-orto-botanico-3bcb787c-7942-4f0a-b964-f5f526e2ed69.html


Vi lasciamo quindi con qualche foto di piante curiose che ci hanno particolarmente colpiti e ricordandovi che per le visite dell'Orto Botanico di Catania potete consultare il sito
è anche possibile fare la visita virtuale al link 
















Nascosta in un angolo abbiamo trovato una meridiana forse per ricordarci che il tempo della visita è finito.


Vincenzo e Maria Luisa


Giugno 2021

giovedì 4 febbraio 2021

I luoghi del martirio di Sant'Agata

In questi giorni è tradizione a Catania fare Il giro Agatino ovvero visitare i luoghi del martirio di Sant’Agata. Quest’anno sarò io a guidarvi in questo tour virtuale nei luoghi di Sant’Aituzza.



Il culto di Sant’Agata è molto antico; Agata fu martirizzata dal proconsole Quinziano il 5 febbraio 251. 

Si narra che nel 264 il vescovo avrebbe eretto una edicola votiva in una cripta nei pressi del carcere; dopo l’Editto di Costantino venne costruita una chiesa dal 380 al 436. Qui vennero trasferite le reliquie della santa. Si tratta della Chiesa di Sant’Agata la Vetere ovvero l’antica Cattedrale di Catania dedicata ad Agata nel 380 d.C. 

Il nostro percorso inizia da questa Chiesa situata nell'omonima Piazza Sant'Agata la Vetere.



All’ingresso, sul lato sinistro, è possibile ammirare una teca protetta da un vetro in cui si trova una cassa in legno  dove si dice siano state custodite le spoglie di Sant’Agata per oltre 500 anni.



È possibile ammirare l’antico sarcofago in pietra che si trova ai piedi dell’altare maggiore di origine romana da cui nel 1040 il generale bizantino Maniace avrebbe trafugato le reliquie di Sant’Agata per portarle a Costantinopoli. 


Il terremoto del 1693 distrusse completamente la chiesa, quella che vediamo oggi è una ricostruzione del 1722 ad eccezione della cripta sotterranea che conserva ancora gli scolatoi per la mummificazione dei cadaveri. 


Il percorso prosegue scendendo per Via Cappuccini e si arriva a Largo Carcere dove si trova il Santuario di Sant'Agata al Carcere.


Il Santuario di Sant'Agata al Carcere è uno dei luoghi centrali attorno al quale ruota la vicenda della giovane Agata. Secondo il racconto tramandato dagli Atti del Martirio, Agata viene richiusa una prima volta dopo i 30 giorni trascorsi nella casa della matrona Afrodisia, poi viene riportata nel Carcere dopo il martirio delle mammelle e qui riceve la visita di San Pietro e dell’angelo che la guariscono dalle sue ferite in nome di Cristo; infine al carcere si conclude la vicenda terrena di Agata, il 5 Febbraio 251, dopo l’ultimo martirio della fornace. Per questi motivi il luogo che la tradizione riconosce come il Carcere della Martire, ha sempre avuto un ruolo molto importante nella devozione agatina dei catanesi, che ogni anno nei giorni della festa in migliaia vengono al Santuario in pellegrinaggioIl Santuario dunque custodisce la preziosa memoria del Martirio di Agata e della tradizione legata a questi luoghi; ma esso è anche scrigno di storia e di arte.
La facciata della chiesa è impreziosita dal portale svevo, che originariamente si trovava nell’antica Cattedrale di Catania e che, a seguito del terremoto del 1693, fu spostato prima presso il Palazzo municipale e poi nel 1762 a Sant’Agata al Carcere.


Le recenti esplorazioni archeologiche hanno mostrato sul sito della chiesa una stratificazione, che si fa risalire fino al VI secolo a.C. con alcune strutture identificate come parte dell’antica cinta muraria che proteggeva la città greca. Le indagini più interessanti però si sono concentrate proprio sugli ambienti del cosiddetto “carcere”, tradizionalmente attribuiti al luogo in cui fu rinchiusa Agata.


Sulla parete nord della navata della chiesa, accanto alla porta del Carcere, una piccola nicchia conserva quelle che la tradizione indica come le orme di S. Agata. In merito all’episodio esistono numerose versioni: la più nota narra che, condotta dinanzi al pretore Quinziano che la interrogava e la esortava a venerare gli dei pagani, Agata abbia risposto: “E’ più facile che si rammollisca questa pietra, piuttosto che il mio cuore alle tue blandizie” e così detto battendo con il piede sul pavimento vi abbia lasciato le impronte.



Dalla porta del carcere si entra in una prima sala che è stata datata con certezza all’epoca romana.



Superata la prima sala si apre un secondo vano che si affaccia sulla piazzetta antistante la chiesa: si tratta chiaramente di un ambiente più tardo rispetto al precedente ricavato all’interno delle mura spagnole di Carlo V che nel XVI sec. vennero erette in prossimità del santuario, inglobandone le strutture all’interno del cosiddetto “Bastione di Sant’Agata” e che sono tuttora chiaramente riconoscibili dall’esterno.


Nella tradizione catanese, uno dei dolci tipici legati alla festa di Sant’Agata è rappresentato dalle cosiddette “Olivette”, dolcetti in pasta di mandorle con colorante verde, e ricoperti di zucchero, cioccolato o caramello. Le origini di questa tradizione sono legate ad un episodio della vicenda agatina. Si narra infatti che Agata, riportata in carcere dopo l’interrogatorio di Quinziano, si sia fermata lungo la strada per allacciarsi un sandalo e che proprio in quel punto sia nato un olivastro. Dopo il martirio della giovane, i catanesi cominciarono a raccogliere i frutti di quell’albero sacro per ricavarne un olio miracoloso, in grado di lenire i dolori e curare le malattie. In memoria di tale tradizione, nel 1926 – in occasione del VIII centenario del rientro delle reliquie di Agata da Costantinopoli – fu piantato un olivo nella piazzetta del Santo Carcere.

Il nostro percorso si conclude con la visita alla Chiesa di San Biagio meglio conosciuta dai catanesi come Sant'Agata alla fornace che si trova su Piazza Stesicoro e sovrasta l'anfiteatro romano.



Secondo la tradizione infatti, proprio sul terreno in cui sorge San Biagio si trovava la fornace in cui la giovane Agata subì il martirio. Al suo interno, nella cappella che si trova alla destra dell’altare si possono vedere i resti di quella fornace, mentre un affresco del 1938 firmato da Giuseppe Barone, racconta quei momenti vissuti da Sant’Agata.


La storia poi si confonde con i racconti tramandati nel corso dei secoli, secondo i quali per miracolo i tizzoni si spensero per evitare che la giovane Agata morisse bruciata. Nella chiesa si può ammirare il luogo dove presumibilmente furono accesi i carboni ardenti.


La giovane martire Agata divenne ben presto patrona della nostra città e al suo culto è legata la convinzione che Sant’Agata protegga Catania dal fuoco che più volte ha tentato di distruggere la città. Il velo di Sant’Agata un anno dopo la sua morte, nel 252, fu portato in processione per arrestare la colata lavica dell'Etna. Viva Sant'Agata.

Maria Luisa


domenica 17 gennaio 2021

Metti una domenica pomeriggio a casa di Giacomo...Leopardi

Oggi vi porterò a scoprire i luoghi in cui visse Giacomo Leopardi.


Arrivare a Recanati una domenica dello scorso mese di settembre è stata un’avventura perché tutte le strade erano bloccate per il passaggio della gara ciclistica Tirreno-Adriatico.


Entrato da Porta Marina, una delle sei porte di accesso, e passeggiando per le “vie del borgo” è facile rimembrare i versi che tutti almeno una volta abbiamo letto a scuola, anche perché li troviamo dappertutto durante l’itinerario.


Ho iniziato la mia visita dalla Casa Leopardi, il palazzo che domina la Piazza del Sabato del Villaggio ancora oggi abitato dagli eredi. Il percorso di visita attraversa la biblioteca con migliaia di volumi fra le cui “sudate carte” il giovane Giacomo si formò e il museo con i cimeli di famiglia. Dal 2020 è disponibile il percorso “ove abitai fanciullo” con l’accesso ai saloni di rappresentanza del palazzo, alla galleria con le sue collezioni d’arte, al giardino che ispirò gli immortali versi de “Le Ricordanze” e agli appartamenti di Leopardi.

Dalla finestra della sua cameretta Giacomo osservava l’amata luna e le vaghe stelle dell’Orsa e prese ispirazione continua per i suoi componimenti. 

Dentro il palazzo sono state girate le scene del film "Il giovane favoloso". La famiglia si riserva infatti tutti i diritti d’immagine pertanto non si possono fare riprese ma sul sito ufficiale è possibile prenotare la visita in streaming https://www.giacomoleopardi.it/?page_id=8043



Sulla piazza si trova la biglietteria con interessanti gadget e la casa di Teresa Fattorini “Silvia”.

Poco più avanti l’orto de “L’Infinito” adottato e restaurato dal FAI, sul link trovate anche la webcam con la vista che si gode dal monte Tabor sulla  valle verso i monti sibillini https://www.fondoambiente.it/luoghi/orto-sul-colle-dell-infinito

Sul muro di cinta la lapide in marmo con incisi i versi di apertura della celebre poesia: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle“.


Tornando verso il centro sul corso principale si passa per la Torre del Passero Solitario, la torre campanaria della chiesa di Sant’Agostino accessibile dal chiostro.


Sulla piazza principale la statua di Giacomo Leopardi raffigurato in atteggiamento pensoso sotto la Torre del Borgo e dinanzi il maestoso Palazzo Comunale.



Oltre ai luoghi leopardiani vi consiglio la visita al duomo di San Flaviano, con il soffitto a cassettoni del 1620.


Recanati ha dato i natali anche al tenore Beniamino Gigli cui è dedicato un museo.


E così, finita la visita “in sul calar del sole”, mentre “la donzelletta vien dalla campagna” e “d’in su la vetta della torre antica” il “passero solitario alla campagna cantando va”, “tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.


Vincenzo

Settembre 2020


La Vara di Randazzo (CT)

Finalmente in questa estate 2022 ricominciano  i grandi eventi e le feste religiose e riprendono le nostre scorribande e la pubblicazioni de...